Iperteso? Cambia ritmo al respiro

01.08.2014 20:03

Lo sviluppo economico ed il progresso tecnologico hanno imposto spirito di competizione e ritmi di vita sempre più veloci.  
Il risultato è un aumento dello stress e di emozioni come la rabbia, la paura, il dolore che scatenano l'ipertensione.
Anche il sovrappeso, l’inattività e l’eccesso di sale nella dieta sono fattori legati all’aumento della pressione sistolica; ma pur inserendo dei correttivi nel proprio stile di vita, molti pazienti sono costretti a ricorrere all’uso di farmaci per migliorare la propria condizione.
Da sempre è noto l’effetto positivo che hanno sull’ipertensione le tecniche di rilassamento, come la meditazione o lo yoga, tutte pratiche che comportano una respirazione lenta, ampia e consapevole.
Negli Stati Uniti un medico del National Institute of Health sta studiando gli effetti del rallentamento del respiro (meno di dieci respiri al minuto) e del conseguente migliore sfruttamento della capacità polmonare.
Non è ancora stato compreso in che modo questa tecnica funzioni, tuttavia, secondo studi clinici sperimentali, i soggetti che praticano questo tipo di respirazione per almeno 15 minuti al giorno ottengono una diminuzione dei valori pressori di 10-15 punti. 
David Anderson, uno dei ricercatori che studia l’effetto di questa pratica, osserva che in condizioni di stress si tende a respirare più affrettatamente e trattenere il respiro: ciò convoglia più sangue al cervello, predisponendo a reazioni più pronte, ma crea anche una maggiore acidità del sangue, rendendo più difficile il lavoro dei reni. Questo legame fra stress e respirazione potrebbe essere una chiave per comprendere come mai l’ipertensione sia una patologia tipica della vita “civilizzata” e mostrare come un cambiamento dei ritmi respiratori possa invertire questa tendenza.
Tuttavia gli studiosi raccomandano comunque di mangiare meno salato, effettuare quotidianamente del movimento e, se necessario, prendere i farmaci che occorrono per tenere sotto controllo questa condizione, potenzialmente pericolosa per la salute.

Riferimenti: National Institute of Health

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